I nodi marinari essenziali: gassa d'amante, parlato, savoia e non solo
Di Redazione NautiQ · aggiornato il 2026-10-08 · 5 min di lettura
Un buon nodo si fa in fretta, regge sotto sforzo e si scioglie senza problemi. In barca bastano pochi nodi ben conosciuti: imparali a memoria con le mani, non solo con la teoria. Questi sono i cinque che conviene imparare per primi.
Gassa d'amante
È il nodo che forma un occhio fisso all'estremità di una cima, senza stringersi. Si usa per fissare le scotte al fiocco, per ormeggiare a un anello o per un recupero di emergenza. In genere si scioglie con facilità anche dopo essere stato in tensione.
Nodo piano
Serve a unire due cime dello stesso diametro, ad esempio per ridurre la randa (presa di terzaroli). Non è affidabile per cime molto diverse o per carichi importanti: in quei casi usa altri nodi di giunzione.
Nodo parlato
Un nodo rapido per fissare una cima a un palo o alla ringhiera: due giri che si stringono in senso opposto. È comodo per i parabordi e per ormeggi provvisori, ma può allentarsi se il carico è alternato: aggiungi un mezzo collo per sicurezza.
Nodo savoia
È un nodo di arresto: si fa all'estremità di una cima per impedirle di sfuggire da una puleggia o da un bozzello. La sua forma a otto è facile da riconoscere e, a differenza di altri, si scioglie anche dopo essere stato tirato.
Volta e due mezzi colli
Si usa per ormeggiare una cima a un anello o a una bitta senza rischiare che si stringa troppo. È uno dei nodi di ormeggio più affidabili e si scioglie con facilità.
- Allenati con una cima da 8-10 mm: più sottile è difficile, più grossa è faticosa.
- Impara a farli a occhi chiusi e con una mano sola: in manovra spesso ne hai una occupata.
- Controlla sempre il nodo prima di affidargli un carico.